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Padova, risarcimento passeggero dell'autobus

Al ritorno dalla consueta mattinata di spese al mercato di Prato della Valle a Padova, al quale la signora M.V. era solita recarsi ogni sabato, al suo rientro rimaneva vittima di un incidente a bordo dell'autobus in cui si trovava.

Il conducente del mezzo si scontra con un auto che non aveva rispettato il segnale di stop, nell'improvvisa frenata la signora M.V. 67 anni cade rovinosamente e perde i sensi. Ricoverata d'urgenza al pronto soccorso gli viene riscontrata una frattura alla spalla, trauma cranico, frattura del polso e varie contusioni.

La M.V. 67 anni vedova, vive con una piccola pensione del marito in un piccolo monolocale in periferia, nessun parente, solo un nipote che lavora in Germania e un paio di amiche. Dimessa dall'ospedale passa alcuni mesi nel disagio e nella disperazione, si trova da sola, il nipote non può tornare ad accudirla a causa delle precarie condizioni economiche e la pensione della zia non basterebbe per entrambi, le due amiche si alternano per quanto possibile per darle aiuto.

Passano i mesi e la signora M.V. non immagina minimamente che ha diritto al risarcimento passeggero, il passeggero di un mezzo ha infatti sempre diritto al risarcimento, anche quando si trova in un mezzo in cui il conducente è responsabile dell'incidente. Un bel giorno, una delle amiche legge un articolo sul risarcimento e consiglia la M.V. di rivolgersi ad un avvocato per richiedere la possibilità di ottenere il risarcimento passeggero.

Le tre amiche si incontrano e formano una vera e propria task force e prendono contattano con un giovane legale amico del figlio di una delle signore, il quale si occupa del caso senza dare grandi speranze in quanto, secondo lui, sono trascorsi troppi mesi.

Nel frattempo le tre signore si informano, guardano su internet, cercano di capire in cosa consiste il risarcimento passeggero, il danno biologico, i punti di invalidità e cercare di capire a quanto potrebbe ammontare il risarcimento.

Dopo alcuni mesi il giovane legale si presenta a casa della M.V. con un documento della compagnia assicurativa la quale propone 15000 €, affermando che si tratta del massimo risarcimento passeggero ottenibile per il caso in questione.

La signora non è convinta, dice all'avvocato di volerci pensare, chiama le amiche con le quali stabiliscono che secondo quanto hanno appreso dalle loro ricerche, il risarcimento è troppo basso, contattano l'avvocato ed esprimono le loro perplessità, ma ricevono nuovamente la stessa risposta "questo è il massimo che si può ottenere".

A questo punto, senza esitazione, la task force si rimette all'opera, questa volta alla ricerca di un avvocato specializzato in risarcimento danni e dopo alcuni giorni congedano il precedente legale ed affidano la pratica ad uno studio legale che si occupa di questo genere di casi.

Trascorso più di un anno, la signora M.V. riceve il suo risarcimento passeggero, il quale ammonta ad una cifra molto differente da quanto inizialmente proposto, tanto che la signora decide di regalarne una buona parte al nipote per farlo tornare a Padova ed aprire un'attività commerciale.