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Risarcimento per danno medico. 59% i casi per danno chirurgico, 56% per omicidio colposo, 24% per danno ginecologico.

I vari mezzi di comunicazione continuamente ci aggiornano sui casi di malasanità, che sono sempre più frequenti, fortunatamente non tutti sono riferiti al decesso del paziente, ma a volte si riscontrano situazioni nelle quali la salute del malato è seriamente compromessa.

Parliamo di danno quando si è in presenza di colpa dovuta a negligenza, imprudenza, imperizia, ovvero inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline.

Sussiste la colpa del medico, qualora venga lesa l'integrità psico-fisica di una persona o ne venga causata la morte.

La responsabilità del medico in riferimento al danno che può causare, presuppone la violazione dei doveri inerenti alla sua professione, come quello di diligenza, che comporta il rispetto degli accorgimenti e delle regolari tecniche oltre alla perizia.

Una prima forma di risarcimento danno medico disputata in tribunale è quella derivante dall'omissione del diritto informato.

Il paziente anche se è un medico, deve essere pienamente informato sul tipo di intervento che dovrà subire, sulla diagnosi, sui rischi, sulle conseguenze e sulle eventuali alternative.

E' un suo diritto poter scegliere se accettare o rifiutare i trattamenti medici che gli vengono proposti.
Il mancato consenso costituisce un illecito punibile anche penalmente.

L'errore in corsia è al primo posto tra le denunce, è uno dei posti più a rischio dopo la sala operatoria.

Le complicanze che possono insorgere in ospedale durante un intervento sono molteplici, come infezioni, reazioni allergiche ai farmaci, che sommate ai danni umani come imperizia del medico o dimenticanza di ferri chirurgici o garze nella ferita aperta, fanno si che le richieste di risarcimento per il presunto errore medico, siano sempre in aumento e travolgano sempre più il sistema sanitario.

Numerose cause in tribunale riguardano il reparto di ginecologia e quello prenatale.
Con il ricovero della gestante, l'ente ospedaliero deve garantire le stesse cure sia alla madre che al bambino, alla prima tutte le tecniche al fine di consentirle un parto sicuro, ed al nascituro le prestazioni necessarie per farlo nascere e nei limiti consentiti dalla scienza e coscienza, evitargli qualsiasi possibile danno.

Ma non sempre ciò avviene, si registra il caso di una famiglia, la quale è stata si risarcita con una somma importante, per un ritardo nell'effettuare un parto cesareo, ma come conseguenza ha assistito alla nascita di un figlio gravemente disabile.

Spesso per mancanza di posti letto nel reparto di terapia intensiva neonatale, si registra l'assenza di cure adeguate nel caso di un parto prematuro.
I protagonisti di questa storia hanno un figlio tetraplegico e oltre al dolore per la salute del piccolo, hanno dovuto sostenere ingenti spese giudiziarie, prima di essere rimborsati.

Si registrano episodi di soggetti che si ritrovano a gestire un'epatite C derivante da trasfusioni.
Patologia gravissima e contagiosa, caratterizzata dal crollo della qualità della vita fino a portare il paziente al decesso.
E' il caso di una signora, che dopo una lunga battaglia giudiziaria, durata oltre sei anni e portata avanti dagli eredi, ha ricevuto un risarcimento di 440.000 euro.

C'è il caso di un detenuto che aspetta da oltre un anno che gli vengano rimossi i chiodi e le placche, dopo un intervento a tibia e perone.

Il paziente in un processo non deve provare che il medico abbia operato con colpa o dolo, ma deve affermare solo l'esistenza del danno subito ed il nesso causale tra l'intervento ed i danni.

Ottenere un risarcimento per danno medico è una procedura complessa e deve essere affidata a professionisti specializzati in materia, per non rischiare che diventi dispendiosa, lunga nel tempo, ed inefficace.

Vi sono dei casi dove oltre al danno c'è anche la beffa.
E' questa la storia di una signora, prima danneggiata irreparabilmente da un intervento chirurgico sbagliato e poi sfinita dalla burocrazia ripartita in quindici anni di processi.
Alla fine quando il risarcimento è stato quantificato e firmato, sorpresa finale, l'ospedale rifiuta di pagare, perché la regione non ha fondi.

Ogni anno in Italia sono circa duecentocinquanta i procedimenti penali contro i medici, di cui il 56% per omicidio colposo, il 39% per lesioni più o meno gravi.
La categoria più colpita è quella dei chirurghi col 59%, seguita da quella dei ginecologi col 24%.

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